Il mio karibu è nato quasi per caso, quando nel bel mezzo di un pomeriggio di metà maggio ricevo l’invito ufficiale di Francesca, ormai pilastro insostituibile di questa meravigliosa banda di benefattori, con il quale mi viene proposta l’idea:"Pertz, io torno a Chakama perché il mio cuore non resiste più là da solo senza il mio corpo. Sissi (quell’idolo incontrastato di mia cugina) c’è, manchi solo tu!"
Non ho avuto un solo dubbio nell’accettare con entusiasmo folle e immediato, ho prenotato il volo la sera stessa e fosse stato per me il giorno seguente sarei partito!
Questa è la versione che ogni tanto racconto a me stesso, e che, sebbene fosse stato probabilmente lo svolgimento perfetto e naturale, riesce a non trarmi in inganno!
Volete la vera verità?
Bè, il Pertz ci ha messo un mesetto buono a decidersi che l’estate 2010 l’avrebbe passata in un posto sperduto in mezzo alla savana Keniota chiamato Chakama…insomma, mi dicevo, hai avuto un anno bello intenso e faticoso, esami belli impegnativi, calcio che dovrebbe essere divertimento e ti ha portato invece a stressarti per riuscire a conquistare una cavolo di salvezza a giugno inoltrato!e pigliati una vacanza con la V (maiuscola)!
Ma alla fine le vacanze "normali" le ho sempre fatte e con tutta probabilità le continuerò a fare..l’attrazione che provavo per questo tipo di esperienza andava al di là di qualsiasi spiaggia/lettino/ombrellone sulla faccia della terra.
Insomma sentivo qualcosa dentro di me che mi diceva che il momento era giunto, che la vita ti dà delle opportunità che puoi cogliere o lasciare passare con il rischio (certezza?) che quel treno non passi più. Avrei voluto saperlo fare da sempre, ma purtroppo non tutto si capisce quando lo si vorrebbe capire(e comunque, cara Frency, ti ringrazio perché forse la vocina dentro di te era talmente forte che è arrivata anche a me!).
Ma torniamo a Chakama…anzi, andiamo a Chakama!!
Voglio incominciare partendo dal presupposto che dentro di me non mi sono mai sentito, né con ogni probabilità mai mi sentirò, un VOLONTARIO di quelli autentici: quelli sono eroi veri, persone che mettono in secondo piano i loro bisogni e le loro esigenze e si mettono a disposizione degli altri per giorni, settimane, mesi, anni….decidono semplicemente di donare la loro vita per regalarne a qualcuno una migliore.
Io ho solo cercato di fare quello che mi è stato chiesto con la volontà e l’impegno che ci potevo mettere.
3 settimane di Chakama: sono volate, lo devo ammettere; solo ora che sono tornato nella routine della vita italiana riesco a focalizzare quanto importante e quanto diverso sia stato quello che ho vissuto da quello che ho qui: sguardi, case, cieli, voglie, esigenze, mancanze..tutto.
Questo pensiero mi conduce tuttavia a realizzare, se davvero solo ora percepisco la distanza apparente dai nostri mondi, che a Chakama tutto è stato naturale, lineare, spontaneo; fin dal primo giorno le differenze nella mia testa sono diventate unione, le difficoltà (non insormontabili, certo) racchiudevano al loro interno la soluzione.
È chiaro, il buon Popi, nonostante la sua sindrome di Peter Pan che io adoro(te lo ripeto anche in forma scritta: da grande sogno di avere il tuo spirito!), ha dovuto e dovrà affrontare non solo la dimensione più affascinante e realizzante di questa avventura, ovvero le persone e la loro crescita a tutti i livelli, ma anche aspetti più "terreni" e meno magici come burocrazie e conti vari (a proposito, non appena sarò un economo decente ti darò una mano).
Tutto questo per dire che la mia Chakama è stata solo cose belle: è stata la fortuna di aver trovato un gruppo di persone vere, che si sono messe alla prova ogni giorno districandosi tra mal di schiena, mal di pancia e malesseri vari, per cercare di cavare il meglio da ogni singolo attimo, che si fosse con il bimbo di 3 anni con la febbre a 40° o con l’anziana signora con la pelle disidratata; è stata la disponibilità mostrata da queste persone che non hanno nulla, che forse ancora per generazioni e generazioni non avranno nulla, ma che ci hanno aperto le loro porte di casa, le loro menti, i loro cuori..e credo che a loro volta, così facendo, abbiano aperto noi, concedendoci una fiducia che, ripensata ora, mi sembra quasi spaventosa.
Noi avremmo fatto peggio, non ho dubbi.
Faccio fatica a elencare le persone che dovrei ringraziare per questa estate magica..innanzitutto mi ringrazio, per essermi permesso di partire per un viaggio che non è finito.
Poi chiaramente Popi e tutta la sua famiglia perché forse solo tra 10 anni si accorgeranno di quanto bene stanno facendo. Ringrazio James, il nostro amato Presidente, perché si vede che è un Chakamese d.o.c. e ci sarà sempre un gran bisogno di lui, soprattutto quando ci saranno da raccogliere i pesci piovuti dal cielo…
Ringrazio Giorgio e la famiglia Varisco per l’ospitalità concessa a noi, ai pipistrelli e alle rane (volanti e non).
E poi anche basta ragazzi, perché di solito i ringraziamenti si fanno alla fine di qualcosa, mentre qui non finisce proprio niente!
Jambo
Alberto
P.S.: i risultati conseguiti sul campo in qualità di allenatore dell’F.C. Kibora non sono stati all’altezza delle aspettative e credo sia meglio che rimangano fuori dal mio Karibu; ma la loro attitudine, la loro voglia di provare ad ascoltare ed imparare qualcosa di cui probabilmente non sospettavano nemmeno l’esistenza..bè, quello mi rimarrà dentro per sempre e ne farò tesoro.
Asante sana.
Rijambo
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