LUCIA CICCOCIOPPO Share

 on karibu

Quando chiesi a Popi dopo quanto tempo avrei iniziato a sentire Mal d’Africa lui, con i suoi occhi da Peter Pan, mi rispose:

“Da prima...già da prima di partire per l’Africa!”

Gli occhi di Popi non si sbagliano e, solo andando via da quei posti, riconosci il Richiamo…quel richiamo che ti ha portato lì la prima volta.

Parti perché vuoi andare, non sai cos’è che ti trascina ma senti che hai bisogno di andare. Una volta arrivato a Chakama sei catapultato in un mondo dove senti di aver vissuto in qualche tempo e hai come la sensazione di essere “tornato” finalmente a casa.

 

Chakama è una meravigliosa esperienza primordiale ….

Torni alla Terra, alle tue origini, ai tempi lenti e dilatati dei suoi abitanti e senti di essere a tuo agio fin da subito. E’ come andare a riprendersi qualcosa…come andare a raccogliere le ossa lì dimenticate.

Chakama diventa in un attimo il tuo mondo, seppur completamente diverso da quello a cui sei (purtroppo) abituato.

 

A Chakama non hai né agi né pretese, hai solo la terra rossa, i suoi cieli infiniti del colore del tramonto, i suoi abitanti e i suoi bambini.

… La terra rossa non sporca le tue mani… le colora!

… I tramonti lungo la strada del ritorno ti incantano.

… I suoi abitanti ti accolgono con dignità e curiosità.

… I suoi bambini ti restano dentro…

 

Gli occhi dei bambini entrano nei tuoi e ci restano….

 

La loro curiosità nel toccare le tue braccia e non capire perché ci sono così tanti peli chiari, la loro devozione nel cercare di pulire la tua pelle da quelle strane macchiette scure, la loro rabbia per non riuscire a fare le treccine con i tuoi capelli troppo lisci, i loro sguardi, i loro sorrisi, le loro mani...tutto dei bambini di Chakama ti resta dentro.

 

Indelebile...

 

Per loro, che affrontano il mondo a piedi nudi, l’essenziale (…invisibile agli occhi per il Piccolo Principe!) è tutto ciò di cui hanno bisogno.

Un pasto, acqua, latte, scarpe, mutande, vestiti… per molti di loro è ancora un lusso, per noi è scontato e ostentazione.

Donare loro l’essenziale è per noi tutto tranne che sacrificio.

 

Dicono che gli africani non siano riconoscenti, che non siano bravi a dire grazie….ma basta osservare gli occhi di Mtawali, Shwukra o Baraka scrutare felici la nuova maglietta, conquistata dopo averci aiutati nella costruzione del loro villaggio, per sapere che ti stanno dicendo asante sana!

 

Asante sana ai miei compagni di viaggio, a Popi e ad Ale…

Asante sana a Chakama e ai suoi splendidi bambini………

Per sempre nel mio cuore!                                                                                       

 

Lucia


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