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 on karibu

Quando sono scesa all'aeroporto di Mombasa, mi aspettavo che l'esperienza che avrei vissuto sarebbe stata entusiasmante, utile e molto  intensa.

Invece è stata molto, molto di più.

Quello che ho vissuto nella brillante terra rossa di Chakama che finisce dove inizia un cielo gigante che ti spiazza e ti fa sentire microscopico in un universo in cui siamo in milioni, è qualcosa che va oltre un'azione di volontariato trasparente, consapevole e ricco di amore e di attenzione per l'altro: è l'incontro con persone che hanno dignità, colori, suoni e odori che appartengono ad un tempo che sembra essersi fermato.

All'inizio ero molto stranita. Malindi, le sue contraddizioni, la sua gente, le stradine ricolme di umanità variegata, in alto un sole enorme e tutto intorno una terra immensa.

La prima volta che sono salita sul furgone diretto a Chakama, Popi mi ha sussurrato: “Ora vedrai la vera Africa”.

E quell'Africa, quel giorno, ho incontrato.

La mattina iniziava con le lezioni di inglese ai bimbi: abbiamo cercato di renderli capaci di comunicare chi erano, dove vivevano, se stavano bene o avevano qualche problema di salute. Il pomeriggio, invece, ero in infermeria ad aiutare Paola nell'intenso lavoro di visite a tutta la comunità di Chakama e non solo (che nostalgia per i membri dell'enigmatica ed elegantissima tribù degli ORMA...).

Il Karibu che conservo nel cuore è fatto dei  sorrisi dei bimbi che cercavano di sbirciare nei quaderni le risposte alle domande della “maestra” o che disegnavano lunghe giraffe come scarabocchi sui fogli quando la loro mente vagava lontano dai banchi della scuola fino a giungere lì, ai colorati e vivaci paesaggi della loro immaginazione.

Il mio Karibu è stata la gioia di vedere che ognuno di noi, ogni giorno,realizzava qualcosa di  bello, piccolo e grande insieme.

Il mio Karibu sono state le donne che si rivolgevano al nostro Primo Soccorso raccontandosi e affidandosi, in totale abbandono.

Il mio Karibu è stato Baraka che si arrampica sul furgone declamando in serie tutti e cinque i continenti per dimostrarmi, una volta di più, di essere studente meritevole del premio Safari...

Il mio Karibu sono stati gli altri volontari, ora miei amici, con cui c'è stato, da subito, Incontro.

Il mio Karibu è stato giocare a dadi, la sera, anche con Popi per vedere se, almeno lì, riusciva a barare.

 

Sempre nello stesso primo viaggio in furgone, diretto a Chakama, Popi mi ha parlato di una scritta sul muro di una casa africana.“Time will tell”.

Io ora ne sono così sicura.

Time will tell.

 


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