Tornata da un mese da Chakama. Continuo a riguardare le foto, bellissime. Un altro ritorno e altre emozioni scatenate. Sono abituata a questa strana sensazione di non appartenenza ed ho imparato a fingere, ma con me stessa non posso farlo. Fino a quando continuerò a provare emozioni sempre intense ma sempre diverse sarò felice. Ogni volta aggiungo un tassello o meglio aggiungo domande, inquietudini ma anche certezze.
Là bastava dare attenzione ad un bambino per vedere la gioia nella sua espressione, spesso la comunicazione consisteva proprio in un sguardo; attraverso gli occhi e la gestualità ci si capiva (o quasi). Conoscere ed apprezzare le diversità attraverso un viaggio, soprattutto attraverso quel viaggio mi fa affrontare la normalità in modo differente.
Ricordo gli odori, l’aria terrosa e che sa di fumo, la gente che saluta con naturalezza, l’orizzonte e l’ombra degli alberi di notte (dovuta alla luna).
Ricordo gli occhi di karembo, la faccia sbarazzina di Siri, gli occhi tristi di Sanita, lo sguardo di Lilian e Baraka e la simpatia della mitica Nema.
|